Edifici storici e musei
- L’Alta Corte di Giustizia (High Court of Justice) in Kaunda Road, vicino ai Giardini Vittoria e alla Casa del Presidente, è un edificio la cui architettura unisce elementi islamici e portoghesi; fu progettato dall’architetto britannico J. H. Sinclair.
- I bagni persiani di Hamamni (Hamamni Persian Baths) sono un complesso di bagni pubblici costruito alla fine del XIX secolo da architetti shirazi, per volere del sultano Barghash bin Said. I bagni rimasero in attività fino al 1920; la struttura è oggi aperta ai visitatori.
- La casa di David Livingston è una elegante residenza, in origine costruita per il sultano Majid bin Said ma in seguito utilizzata soprattutto dai missionari europei. Vi soggiornò anche l’esploratore britannico David Livingston, che si stabilì a Stone Town per pianificare il suo ultimo viaggio nell’entroterra della Tanzania, alla ricerca delle sorgenti del Nilo.
Monumento agli schiavi
la cattedrale anglicana Chiesa di Cristo (Christ Church), in Mkunazini Road, fu edificata nel 1873 per volere di Edward Steere, terzo vescovo di Zanzibar, oggi sepolto dietro l’altare. L’insolita volta a botte della chiesa fu un’idea di Steere. All’interno si trova una croce fatta con il legno dell’albero ai cui piedi venne sepolto il cuore di Livingston, a Chitambo. La chiesa sorge nella piazza in cui in passato si teneva il più grande mercato degli schiavi di Zanzibar; si dice che l’altare sia posizionato esattamente nel punto in cui trovava la struttura a cui gli schiavi venivano legati per essere frustati. Accanto alla chiesa c’è un famoso monumento agli schiavi, rappresentati incatenati in fondo a una fossa. Di fronte alla chiesa c’è un piccolo museo sulla tratta degli schiavi, a cui si accede con lo stesso biglietto di ingresso alla cattedrale. Come parte della visita al museo, le guide locali mostrano parte del sistema di condotti sotterranei e celle in cui venivano rinchiusi gli schiavi; alcuni degli ambienti più angusti, e impressionanti per i turisti, potrebbero in realtà essere stati costruiti dai missionari, che avevano la propria sede accanto alla chiesa, per conservare in fresco il cibo.[2]
Saint Joseph
La cattedrale di San Giuseppe (St. Joseph’s Cathedral), cattolica, fu costruita fra il 1893 e il 1897 dai missionari francesi. La facciata con due alte guglie laterali, davanti alla quale si trovava fino ad anni recenti un’altrettanto alta palma (poi abbattuta), è una delle immagini caratteristiche di Zanzibar.
Il forte arabo
Il forte arabo (Ngome Kongwe in swahili) è una massiccia fortificazione in pietra, situata accanto al Palazzo delle Meraviglie. Fu costruito alla fine del XVII secolo dagli omaniti (sebbene alcune fonti lo attribuiscano erroneamente ai portoghesi, forse confondendolo col vecchio forte portoghese di Pemba) come struttura difensiva contro i portoghesi, a cui gli omaniti stavano sottraendo rapidamente il controllo dell’Africa orientale. Il forte fu effettivamente usato come struttura difensiva in almeno una occasione, e servì a respingere un attacco da parte dei portoghesi e dei loro alleati Mazrui.[1] In seguito il forte venne adibito a prigione e poi a caserma, e all’inizio del XX secolo fu usato come deposito del materiale usato per la costruzione della ferrovia fra Zanzibar e Bububu. Ha alte mura, marrone scuro, e merlate, che proteggono un piazzale interno. Al suo interno si possono ancora osservare i ruderi di alcune strutture precedenti, in particolare una chiesa portoghese e un’altra fortificazione omanita dell’inizio del XVIII secolo. Oggi nella struttura si trovano diversi negozi e un centro culturale in cui si tengono corsi di tintura con l’henna (henné), tamburo e cucina zanzibari;[1] il piazzale è adibito a teatro all’aperto, e la sera vi si tengono spesso spettacoli di musica taarab e danze ngoma.
- Il mercato di Darajani (Darajani bazaar) noto anche come mercato di Estella (in onore della contessa Estella, sorella del primo ministro Lloyd Mathews) o colloquialmente come Marikiti Kuu[5], situato in Darajani Road nei pressi della cattedrale anglicana (con accesso principale da Creek Road),[3] è un grande mercato chiuso. La struttura fu fatta costruire nel 1904 da Bomanjee Maneckjee, allora ministro dei lavori pubblici, su incarico del sultano Ali bin Hamud.[5] Vi si vendono soprattutto alimenti (carne, pesce, frutta e verdura, riso, semenze, spezie) prodotti di importazione cinese o iraniana, come tessuti sintetici e oggetti di elettronica di consumo, ma anche articoli di artigianato locale come i kanga, il capo di abbigliamento tradizionale della cultura swahili,[2] e i celebri batik tingatinga.[3]
- La moschea dell’Aga Khan è una moschea di grandi dimensioni e architettonicamente molto curata, che unisce elementi di architettura islamica e gotica.
- La moschea di Malindi è una delle più antiche moschee di Zanzibar. Fu costruita da musulmani sunniti ed è caratterizzata da un’architettura molto sobria, con però alcuni tratti insoliti: il minareto è di forma conica (se ne trovano solo in tre moschee in tutta l’Africa orientale) ed è posizionato su una piattarma quadrata anziché appoggiato direttamente sul terreno. La moschea e il suo minareto non sono facilmente visibili, a causa degli edifici circostanti.
- Il Museo del Memoriale della Pace (Peace Memorial Museum), situato in Creek Road nei pressi dell’incrocio con Kuanda Road, è collocato in un edificio storico anch’esso opera di J. H. Sinclair, come l’Alta Corte di Giustizia. Espone molti reperti della storia di Zanzibar, tra cui l’attrezzatura medica di David Livingston, alcuni elementi dell’antica ferrovia di Zanzibar (la prima mai costruita in Africa orientale), monete, francobolli ed esempi di artigianato locale. Accanto al Museo Nazionale si trova un altro piccolo museo dedicato alla storia naturale, con alcuni esemplari impagliati, tra cui un dodo di Mauritius. Nei giardini del museo vivono alcune tartarughe giganti di Aldabra, simili a quelle della colonia di Prison Island.
Beit el-Sahel
Il Museo del Palazzo (Palace Museum), situato sul lungomare di Mizingani Road fra il Palazzo delle Meraviglie e il Vecchio Dispensario,[3] è un grande edificio a tre piani, circondato da mura merlate; fu costruito alla fine del XIX secolo per ospitare la famiglia reale[6] e si chiamava originariamente Palazzo del Sultano (Sultan’s Palace in inglese o Beit el-Sahel in arabo; entrambe le denominazioni sono ancora di uso comune). Dopo la rivoluzione del 1964 venne formalmente ribattezzato “Palazzo del Popolo” (People’s Palace) e adibito a edificio governativo. Nel 1994 cambiò nuovamente nome e uso, diventando un museo sulla famiglia reale zanzibari. Un piano è dedicato al sultano Khalifa bin Haroub e alle sue due mogli. Una stanza è dedicata alla principessa zanzibari Salme, figlia del sultano Said e autrice del libro autobiografico Memorie di una principessa araba; nella stanza sono esposti fogli autografi della principessa, fotografie, abiti e altri effetti personali.
- Il Palazzo delle Meraviglie (Palace of Wonders) o Casa delle Meraviglie (House of Wonders), in Mizingani Road, è uno degli edifici più imponenti di Stone Town. Edificato nel 1883 e ristrutturato dopo il bombardamento navale del 1896, fu usato come residenza dei sultani, come sede del governo coloniale, e come sede del partito di governo dopo la rivoluzione. Deve il suo nome al fatto che fu il primo edificio di Zanzibar ad avere la corrente elettrica e anche il primo edificio dotato di ascensore in tutta l’Africa orientale. Nel 2000 è stato inaugurato al suo interno un museo che espone un insieme eterogeneo di reperti sulla cultura swahili e zanzibari, tra cui una grande imbarcazione tradizionale swahili, ricostruita nel salone principale.
- Il tempio shakti, un tempio induista, ancora funzionante sebbene poco frequentato (la maggior parte della popolazione induista di Zanzibar fuggì dall’isola all’epoca della rivoluzione).
Il Vecchio Dispensario
Il Vecchio Dispensario (Old Dispensary) o Dispensario Ithnashiri[1], oggi sede del Centro Culturale Aga Khan o Centro Culturale di Stone Town, è un edificio costruito fra il 1887 e il 1894 per volere di Tharia Topan, un ricco mercante indiano ismailita, per commemorare il giubileo d’oro (cinquantenario dell’incoronazione) della Regina Vittoria; originariamente era un ospedale per i poveri.[1] Deve il suo nome al fatto che in epoca coloniale fu adibito a dispensario. È uno degli edifici meglio decorati di Stone Town, con balconi intagliati, stucchi e mosaici alle finestre.[1] Ospita un piccolo museo sulla storia di Zanzibar, con foto d’epoca del lungomare. L’edificio cadde in rovina fra gli anni settanta e ottanta, ma venne ristrutturato accuratamente a spese dell’Aga Khan Trust for Culture.[3]
Altri luoghi di interesse
- I Giardini di Forodhani, di fronte al forte arabo, ospitano ogni sera un mercatino con bancarelle illuminate da lampade a olio in cui si possono gustare le specialità della cucina zanzibari come kebab, pollo fritto, cassava, pollo e samosa.[1] I giardini veri e propri sono stati ristrutturati nel 2009 e sono circondati da edifici storici di epoca coloniale.
- Il “Grande Albero” (Big Tree), un vecchio e grande ficus sul lungomare, vicino al Dispensario, è un punto di riferimento che appare in molte foto; all’ombra dei suoi rami si trovano in genere al lavoro i carpentieri che costruiscono e rifiniscono le barche.
- La piazza di Kelele (in swahili, “rumore”), un tempo luogo di uno dei principali mercati degli schiavi di Zanzibar, oggi sta diventando un quartiere raffinato, con un albergo del gruppo Serena, due sedi di consolati e saloni di bellezza.